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“Zona Protetta”: Uno spazio di confronto per i ragazzi e le ragazze della casa famiglia

Casa Famiglia BICE PORCU - Zona Protetta - Uno spazio di confronto per i ragazzi e le ragazze della casa famiglia 02 - 3 febbraio 2026

Tutto è iniziato con un appuntamento fisso: una puntata al mese della docuserie Zona Protetta, vista insieme ai ragazzi e alle ragazze della casa famiglia. La serie racconta le storie di adolescenti che hanno vissuto l’esperienza della comunità, attraverso lo sguardo di giovani registi.
Una scelta non casuale: volevamo proporre racconti in cui i ragazzi e le ragazze si potessero sentire protagonisti, riconoscersi e rispecchiarsi.
Così è stato. Ogni episodio ha aperto spazi di riflessione autentica. Alla fine di ogni visione ci siamo confrontati su ciò che avevamo visto, condividendo emozioni, pensieri e domande. Le storie sullo schermo si intrecciavano con quelle personali, creando un clima di ascolto e scambio profondo.
L’interesse è cresciuto puntata dopo puntata, fino a darci lo stimolo per fare un passo in più.
Grazie ad alcune amicizie in comune, abbiamo avuto la possibilità di contattare due dei registi della serie: Giulia Lapenna e Giansalvo Pinocchio, autori rispettivamente degli episodi dedicati ad Andrea e Youssef.
Con grande disponibilità e sensibilità, Giulia e Giansalvo sono venuti a trovarci in struttura per partecipare a due serate davvero speciali. Abbiamo visto insieme le loro puntate, pronti a raccontare il “dietro le quinte” del loro lavoro e ad ascoltare le impressioni dei ragazzi. Insieme a loro c’erano anche la nostra coordinatrice, parte dell’equipe educativa ed i ragazzi della comunità dagli undici anni in su.
È stata una serata interamente dedicata a loro, in cui hanno avuto modo di fare domande, togliersi curiosità, confrontarsi apertamente con chi quelle storie le ha raccontate da vicino. Un incontro che ha reso ancora più vivo quel filo invisibile che unisce chi racconta e chi si sente raccontato. Si è creato un dialogo autentico, fatto di domande semplici ed emozioni sincere.
Per concludere questo percorso, abbiamo organizzato una terza serata durante la quale erano presenti Pietro Porporati, un altro dei registi della serie, e Blessing Ekomwenretteng, una delle protagoniste. Questa volta i ragazzi della nostra casa famiglia, oltre ad avere davanti a sé chi quelle storie le ha raccontate, hanno potuto incontrare anche chi quelle storie le ha vissute sulla propria pelle, proprio come loro.
Dopo la visione della puntata dedicata a Blessing e uno scambio di domande e curiosità con Pietro e Blessing, abbiamo proposto due attività per dare ai ragazzi la possibilità di aprirsi e raccontare i propri vissuti, proprio come i protagonisti di Zona Protetta.
La prima attività consisteva nella creazione di un cartellone realizzato dai ragazzi. Su una metà abbiamo chiesto loro di rispondere alla domanda: “Se avessero chiesto a voi di partecipare a Zona Protetta, cosa vi avrebbe spaventato di più?”. Accanto alla risposta, ciascuno ha scritto un nickname, così da potersi esprimere in modo anonimo.
L’altra metà del cartellone è stata completata nel corso della serata: Blessing ha letto e commentato le paure dei ragazzi, scrivendo un messaggio per ogni nickname. In alcuni casi si è riconosciuta in quelle paure, avendole vissute e superate in prima persona; attraverso la sua esperienza ha cercato di spronare e incoraggiare i ragazzi diventando per loro una testimonianza viva di forza e possibilità.
Durante la seconda attività abbiamo utilizzato un gomitolo, passandocelo l’un l’altro: prima di lanciarlo, ognuno era invitato a condividere una parola o un’emozione suscitata dalla visione di Zona Protetta. A Blessing e Pietro, invece, è stato chiesto cosa avesse rappresentato per loro partecipare alla docuserie.
Passarci quel gomitolo non è stato solo un gioco, ma la rappresentazione concreta del fare rete. Ogni filo che si è intrecciato racconta un legame, una storia, una voce che si aggiunge alle altre. Nelle altre proiezioni si era creato un filo invisibile che legava i ragazzi della nostra struttura ai ragazzi di Zona Protetta. Oggi, grazie a questo momento e alla partecipazione di Blessing, quel filo è diventato visibile, fatto di vissuti simili ed emozioni condivise. E credo sia proprio questo il senso del progetto di Zona Protetta: grazie ai ragazzi del progetto che hanno avuto il coraggio di raccontarsi e di mettere un pezzo di sé dentro questa rete. Hanno dato modo ad altri di riconoscersi in quelle storie e sentire che le emozioni che provano sono condivise.

Grazie di cuore a chi l’ha resa possibile, in particolare modo a Giulia, Giansalvo, Pietro e Blessing.

Articolo di: Francesca Lavorato

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